Mistero, amore e disprezzo

  • L’urlo della vita.

    Tutto è menzogna al di fuori della Bellezza.

  • L’esperienza di Ettore con Francesca (racconto breve)

    In un’era ipertecnologica come la nostra, in cui il grigiore della mediocrità sembra inghiottire le antiche forme di virtù e di bellezza, il sole non si tirava affatto indietro per splendere, seppur timidamente, nel mese di Marzo, sopra la città di Verona. Ettore, un uomo di 30 anni dall’animo raffinato e dai modi garbati, quel pomeriggio aveva un pranzo con un suo carissimo amico, Gabriele, accompagnato da sua moglie e da una cara amica di quest’ultima, dal nome Francesca, donna simpatica, carina nell’aspetto e caratterizzata da gaiezza. La volta precedente, l’amico sussurrò nell’orecchio di Ettore, durante una loro passeggiata serale: “ad ella tu le piaci. Me l’ha detto mia moglie…”. Il giovincello, ora, mentre era in direzione dell’incontro, ricordò questo avvenimento senza emozione, ma con un certo qual senso di, potremmo dire, vanità puerile. In lui iniziò, tuttavia, ad emergere subitamente la brama della possibile conquista della donna.

    Il pranzo iniziò. Ettore fece il simpatico per, come si dice, rompere il ghiaccio. Francesca lanciava delle occhiate, Ettore rispondeva contraccambiando e rimanendo a guardarla circa due secondi ad ogni incrocio di sguardi, senza sapere bene perché. Francesca rideva senza apparente motivo di tanto in tanto, e alla domanda di Gabriele “perché ridi?”, ella rispose “non so, mi fa ridere lui”, accennando col capo in direzione di Ettore, il quale rispose con un cenno di capo e un “sì”, senza sapere bene, anche qui, il perché. Egli in verità non trovava interessante la giovine, in quanto non percepiva in lei nulla di singolare, essendo questa una donna con poca propensione allo spirito, alla bellezza e all’intelletto più in generale. La sua strategia di corteggiamento, con queste donne – egli, infatti, pensava strategicamente solo con tali tipi di donne -, consisteva nel fingere di essere al loro livello, leggermente sopra, se così si può dire. Fu così che Ettore parlò dell’importanza della sua carriera. Parlò di fatti quotidiani, come ad esempio che qualche giorno prima era andato alla fiera dei prodotti tipici culinari provenienti dalle varie regioni d’Italia. Sottolineò come trovasse singolare assaggiare il peperoncino calabrese, unito al formaggio pecorino. Il gusto misto dava un sapore superiore rispetto a un’ipotetica somma immaginaria delle parti prese singolarmente. Disse che la vita era degna di esser vissuta a pieno, nella perseveranza di essere ottimisti, nonostante tutto. Una sguardo languido apparve lievemente sugli occhi della donna: la preda abboccò.

    Finito il pranzo, i giovani erano diretti ad accompagnarsi vicendevolmente presso l’automobile.
    «Beh, ti piacciono queste scarpe? Secondo me rientrano nei tuoi gusti.»
    «Sì, in effetti rientrano!»
    «E questo tuo cappotto? Bello!»
    «Ti ringrazio.»
    Parlando di inezie, Ettore introdusse alla donna la proposta di vedersi quella sera stessa, presso casa sua.
    «Devo vedere… Cosa ti fa pensare che io voglia venire?»
    Egli intuì il movente di tale leggera provocazione.
    «Nulla me lo fa le pensare. Se lo desideri, per scambiare due chiacchiere… mi ha fatto piacere vederti. Stai bene vestita così.»
    Al momento del saluto, Francesca disse che sarebbe passata alle 21:00.

    Accasciato sulla poltrona, lasciatosi andare, egli sentiva squillare il telefonino. L’amante era fuori e voleva avvisarlo. Egli, in quel momento, non riusciva proprio ad alzarsi: la malinconia stava avendo la meglio sul suo corpo. Dopo aver fatto un leggero cenno, subito si riaccasciò. Perché egli si ostinava a corteggiare donne che non voleva, in fondo, possedere? Perché egli corteggiava donne non alla sua altezza spirituale o dell’intelletto? Pensava egli che l’amplesso con tali donne ne valesse, comunque, la pena? O si sentiva forse obbligato a darle piacere, così come alcune donne si sentono obbligate a rendere piacere agli uomini che provano un certo tipo di desiderio per loro?
    Intanto, il telefonino squillava. Ettore, in quel momento, chiuse gli occhi e iniziò a pensare… delle immagini comparvero nella sua mente. Viaggiava. Egli, piano piano, si era allontanato da quel salotto, da quella casa, per salire, sopra, nei cieli… Egli vedeva il pianeta Terra da sopra, e, allontanandosi, le meraviglie circondanti. Nel viaggio percepiva, o meglio, intuiva, forse, un possibile amore divino pervadere il cosmo… “Esiste un amore divino?” si chiese, mentre egli contemplava, e contemplava…
    «Perché non mi apri, Ettore?»
    Urlò con contegno la giovane, che oramai si era diretta innanzi alla porta. Egli aprì.
    «Oh, finalmente!»
    «Perdonami, ho sentito tardi.»
    «Sì, sì, come no… beh allora? Che si fa? Perché mi hai invitata?»
    Egli le mise il braccio attorno al fianco, avvicinandola al suo petto.
    «Che fai?» disse ella, sorridendo languidamente.
    «Ti desidero. Ti amo, Francesca…»
    «Ma cosa? Ah ah, mi sembri un po’ esagerato!»
    Dopo aver pronunziato queste parole, ella baciò Ettore.

    Da lì a poco finirono a letto. Durante l’amplesso, avvenuto sveltamente con poca accortezza, goffo quasi, egli ripensò al viaggio intrapreso prima, non provando in quel momento, in verità, quasi nulla colla giovine. Ripensò alle strane domande poste prima: “Dio esiste? Forse no…” Comparve, lentamente, alla mente, un’immagine di una giovane donna, con un bellissimo ed elegantissimo vestito giallo… Sì! Si trattava di Anna, la seconda donna con cui Ettore ebbe esperienza del possesso reciproco animico tramite lo sguardo, diversi anni or sono. Alcuni individui possono avere un’idea di che cosa si tratta: si tratta di una trovata espressiva per indicare il momento in cui gli amanti si osservano iride-iride e non staccano più gli occhi di dosso per molti minuti, e si penetrano così nell’anima, si sciolgono reciprocamente, godendo, ad altezza del cuore. Tra gli amanti in questione vi è veramente il desiderio di rimanere così per ore. Un fluido pare navigare nell’etere, passando da un occhio all’altro, entrando nel nervo ottico. Dal nervo ottico, il fluido occulto eccita le cervella, per poi discendere nel tronco encefalico e, da lì, riporsi dolcemente al centro dell’organismo. Da qui, suo solito è trasferirsi dal sistema nervoso centrale al sistema nervoso periferico, diffondendosi nelle cellule più esterne. Gli sguardi, nel frattempo, sono tenuti insieme come sorretti da potenti magneti. Egli rimembrò il momento in cui, a teatro, sedevasi a fianco ad Anna, vestita splendidamente, a godere della musica straziante di Brahms… Egli si sentiva, in quel momento, proprio lì, con lei accanto, con il suo profumo, con il suo corpo, con la sua voce, con la sua essenza spirituale…
    «Anna!»
    Egli si lasciò pronunziare il nome, durante il giuoco delle carni sudate…
    Francesca con volto disgustato dalla rabbia si staccò subito dal goffo amplesso, indignandosi, come irritata da un oltraggio. Uscì sbattendo la porta.
    «Aspetta!» fece Ettore, invano…

    Fuori era notte. Fissò sporgere leggermente un’antologia delle opere del Sandro Botticelli, quasi senza attenzione, situata non troppo distante da lui, incastonata in mezzo ad altri libri.

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  • Cos’è la vita veramente?

    Un piatto di pasta al forno ha più valore di una poesia di Shelley.

    La vittoria di campionato dell’Inter è più importante della lettura di “Delitto e Castigo” di Dostoevskij.

    L’uomo volgare, bruto e violento ha la meglio sull’uomo colto e civile.

    Chi si guarda i film di Andrej Tarkovskij è un depresso.

    Chi gioca a padel è uno che vale veramente.

    Vivere una serata all’insegna dell’ubriachezza e del sesso con sconosciuti significa vivere veramente; di contro, passare una serata a godersi l’Aida di Giuseppe Verdi a teatro significa vivere un po’ meno.

    L’uomo che si incazza eccita; la donna stronza attizza.

    Una serata al ristorante è il massimo che puoi aspettarti e non rompere i coglioni: il cuoco è superiore al teologo.

    Il Basso vince sull’Alto: le molecole comandano sulla biologia. Il tuo cervello decide sulla tua mente. Dio premia l’uomo bestiale in quanto egli appartiene alla vita. L’uomo che cerca l’oltre, l’uomo che anela all’assoluto, all’arte e allo spirito, è contro Dio. L’uomo che mangia la pizza con gli amici, guarda la partita, gioca a padel, si incazza perché non hai messo abbastanza sale nella pasta, finge di essere altruista (perché se sei davvero altruista sei un fesso) per i suoi fini mediocri, è l’esempio dell’uomo perfetto e integrato con la vita e con il divino in quanto vicino alla quasi-perfezione dell’animale – essere privo di coscienza e per questo quasi perfetto.

    —–

    … in fondo, l’uomo mediocre può vivere perché egli non sa dell’esistenza del Sublime. Il volto terrifico, oscuro, fascinoso, del Sublime, che è possibile cogliere assai raramente. Quando lo si incontra, si è fuori la vita. Non c’è più speranza di ritorno. Il Sublime si cela dietro l’apparenza del dinamismo dell’esistenza – nelle sue oscurità. Egli si muove, misteriosamente, assumendo varie forme: ora presente in un cimitero, ora presente in una sinfonia di Beethoven… ora in un dipinto di Friedrich. Il Sublime consente all’uomo di accedere alla Conoscenza, elevando la sua mente al di sopra (o al di sotto?) dello stadio animale.

  • Fingere (per vivere adeguatamente)

    Fingere di credere nel progresso.

    Fingere di tenere alla carriera.

    Fingere di essere solare.

    Fingere di essere un esempio per gli altri.

    Fingere di credere nel senso e nella razionalità ultima delle cose.

    Fingere di divertirsi agli aperitivi.

    Fingere che le cose contano veramente.

    Fingere nell’esistenza del destino.

    Fingere nell’importanza oggettiva di avere obiettivi.

    Fingere di essere un buon amante con le donne che vivono tutto il contrario di quanto detto sopra.



    … desiderare nell’intimo solo la notte, i cipressi, l’estasi e la musica. La vita non ha senso, e non può averne uno. La qualità percepita di essa è proporzionale alla quantità d’inganno che si adotta verso se stessi.

  • Le due amanti (chi scegliere?)

    Le signore e i signori di questo blog, così come chi ci capiterà per caso, sono invitati a esprimere un loro giudizio in merito a una situazione assai particolare che mi ossessiona e consuma da giorni: io devo decidere tra due donne, tra due amanti, ognuna delle quali ha una propria essenza particolare che adesso vi esplicherò.

    Non farò nomi. A grandi linee, inizio col dirvi che una delle due è una donna di raffinatezza assai rara, bella, angelica oserei dire. A rafforzare questo suo tratto angelico è il fatto che ella suona il violino con repertorio classico. Io l’aveva vista per la prima volta, difatti, ad un concerto. Ella mi sembrò subito un essere fuori dal mondo, non fatto per vivere i nostri tempi; pensai subito a quanto dovesse essere infelice nel vivere nei tempi contemporanei, fatti di volgarità, superficialità e becero materialismo. Ella, infatti, ha una sua essenza spirituale che non può non risaltare all’occhio dell’uomo accorto. Io ho subito pensato che la musica classica si fosse intrecciata colla sua carne, colla sua essenza, nel corso del tempo, creando così quel corpo spiritualizzato.

    Un mio amico la conosceva e chiesi di predisporre un appuntamento. Così avvenne, dopo soli pochi giorni. Io ricordo il momento in cui ero seduto a tavola con lei… “io ti pensava assiduamente in questi giorni, sto male.”, le dissi, nell’orecchio… ma aspettate, aspettate. Prima di proseguire è bene introdurre l’altra.

    L’altra donna si potrebbe definire come essenza del divino fascino orrorifico della notte. Mi spiego meglio…
    Io l’aveva conosciuta a una mostra d’arte, di pittura tardo romantica. Ella è una donna dai capelli corvini, pelle pallida, particolarmente magra, dotata di un non so che modo di porsi e di muoversi aristocratico. In lei è possibile percepire un’essenza cimiteriale, oscura, mortifera. Vi sono donne di questo tipo in Italia che si contraddistinguono, assai rare. Scoprì successivamente che soffre di epilessia…
    Questa donna ha una cultura ampia, vasta, interessata in particolare alla poesia, alla letteratura e a determinate religioni. Nel momento in cui l’aveva conosciuta, sentii un fremito interiore, un terrore sottile, insieme a un’attrazione mortale.

    Aspettate, aspettate… io già non ho più voglia di scrivere. Mi è bastato citarla, pensarla, che uno strazio immenso ha assalito il mio cuore… questa donna mi distrugge ma non posso che esserne attratto mortalmente. Essa rappresenta, difatti, l’attrazione per la morte che l’essere umano ha, e sempre ha avuto, a un livello inconscio. Ma è bene che vi dica altro…

    Il mio pensiero, adesso, passa subito all’aspetto sessuale che ho avuto con entrambe. Non so perché. Forse questo è un dato importante per la valutazione. Colla prima donna, quella angelica, ricordo che il nostro primo amplesso fu qualcosa di divino, in quanto percepii, veramente, di non essere più il mio corpo, ma di essere un’essenza unica con l’ambiente: un essere solo difatti esisteva. Lei, insieme a me. Guardandola negli occhi, percepii l’inizio e la fine di tutto. Ecco, è bene che vi sveli una grande verità: certe emozioni, certi sentimenti, a letto, non possono essere esperimentati con tutti. Soltanto con anime sviluppate a livello interiore è possibile toccare le vette del cielo. Pochi possono capire.

    Colla seconda donna, l’aspetto sessuale è, invece, crudo, distruttivo, nonostante il suo fisico pallido ed esile. Il sesso diviene un mezzo per trascendere i propri limiti fisici tramite la distruzione, la passione esagerata. In questo vi è una certa raffinatezza di spirito nonostante le apparenze…

    Allora, chi debbo scegliere? Io non ho più voglia di scrivere. Non mi interessa il vostro parere. Io, in verità, amo la prima donna, ma la seconda è la mia fine… con essa, infatti, parliamo dei grandi problemi della vita: ossia, il suo non-senso, la morte, la vanità di tutte le cose. Questo ci spinge ad avere un rapporto estremo e distruttivo. L’altra donna, la musicista, invece, rappresenta il sole, la vita – ma, allo stesso tempo, forse rappresenta l’illusione del buon vivere e del mondo…

  • Delirium

    Questa sera sei triste. Stai male. Ma presto uscirai di casa, e ci sarà il Sole. Anche domani. E il Sole ti riscalderà. Una lacrima solcherà il tuo viso.

    E ti ricorderai che la vita può essere anche bellissima.

  • L’Idiota

    Vivere mentendo a se stessi e agli altri per avvicinarsi il più possibile alla saggezza innata dell’insipiens, o idiota. Inutile dirsi che lo sforzo è destinato al fallimento. Come si può, d’altronde, avvicinarsi alla perfezione di un prediletto da Dio? Tanto più il proprio livello di coscienza è minimo, più si è vicini al Desiderio della Natura e al suo equilibrio. La Coscienza, infatti, in quanto fallimento della Materia, lacera il Desiderio, svelandone la follia intrinseca.

    L’uomo o la donna, dotati di Coscienza, non possono e non devono essere se stessi se vogliono accaparrarsi la simpatia dell’insipiens (come fare, d’altronde? Egli ha “Dio al suo fianco”, pronto ad allarmarlo in caso di pericolo di consapevolezza). L’insipiens vive nell’illusione del paradiso terrestre: egli è persona che cerca il rispetto, il divertimento, una buona professione, una buona scopata… ridere, ridere tanto. Insomma, nulla di nuovo. Guai a mettergli in discussione queste sacre esigenze (non sono ironico: esse costituiscono davvero le sacre esigenze della vita); l’insipiens si scaglierà con furia contro la persona dotata di consapevolezza, calpestandolo, sputandolo, una volta buttato a terra.

    Pensare, pensare molto, significa praticare satanismo nella vita.